#245 - Lo standard con cui lavoriamoCi sono lavori a cui dedichiamo attenzione quasi automaticamente perché li consideriamo importanti, e altri che tendiamo a sbrigare più in fretta: una mail ordinaria, una piccola correzione, qualcosa che vogliamo semplicemente toglierci di mezzo. Eppure credo che lo standard con cui affrontiamo le nostre attività abbia più importanza di quanto sembri. Cercare di fare bene anche le cose piccole finisce per diventare un’abitudine, e con il tempo quella stessa cura entra naturalmente anche nei lavori più complessi. Scrivere bene una mail noiosa, per esempio, può sembrare irrilevante, ma una frase più chiara, una parola scelta meglio o un’informazione messa nel posto giusto cambiano la qualità della comunicazione. Spesso la differenza sta proprio lì, in dettagli che richiedono poco tempo e che sarebbe facile trascurare. Lo stesso vale quando un lavoro è quasi finito. La parte finale è spesso quella meno interessante: rileggere, controllare, sistemare ciò che non torna, chiudere davvero quello che abbiamo iniziato. È anche il momento in cui diventa più facile accontentarsi. Tenere uno standard elevato, o almeno cercare di farlo, produce risultati migliori anche per un’altra ragione: ci abitua al piacere di lavorare bene indipendentemente dall’importanza del compito. C’è una soddisfazione particolare nel fare una cosa con cura semplicemente perché ci piace produrre qualcosa fatto bene, anche quando nessuno ce lo chiede o ci sta guardando. La perfezione non è l’obiettivo, ma molto spesso è proprio il dettaglio a fare la differenza tra un lavoro corretto e uno che lascia una sensazione di qualità. Alla fine il nostro modo di lavorare si costruisce soprattutto così, nelle attività normali e ripetute ogni giorno. È lì che prendono forma le abitudini che poi ci accompagnano anche nei lavori più importanti. AREA RISERVATA - Contenuto visibile soltanto agli abbonati via e-mail...
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