#189 - La ripetizione del gesto - 29 lug 2025


Chivasso, 29 luglio 2025

La ripetizione del gesto

Quando credi in un progetto l’arma vincente è sempre una sola: la costanza nella ripetizione del gesto. In qualunque campo.

«Se colpisci 2.500 palle al giorno, ne colpirai 17.500 alla settimana e quasi un milione in un anno. Un bambino che colpisce un milione di palle all’anno sarà imbattibile.» —(Emanoul Aghasi) - Andre Agassi’s father

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Perché diamo più attenzione a ciò che non funziona?

C’è una dinamica umana che induce a notare più facilmente i problemi rispetto ai successi, rischiando di dare per scontato ciò che rende stabili le nostre giornate e il nostro lavoro.

Ma che prezzo paghiamo, se ignoriamo ciò che funziona? Diamo attenzione alle cose giuste?

Bisogna allenare la capacità di riconoscere e valorizzare ciò che funziona, senza aspettare il fallimento per accorgercene. Perché, in fondo, ciò che oggi ignoriamo potrebbe essere proprio quello che domani ci mancherà di più.

«Non dimenticare mai quello che hai, desiderando quello che ti manca.» – Epicuro

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Nei panni del cliente

Ogni volta che un tuo cliente ti sta facendo perdere la pazienza, ricordati che anche tu sei cliente di qualcuno.

In quel momento pensa a come desideri essere trattato/a quando sei tu a pagare.

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Quando costruire non basta

A volte non è l’idea che manca. Né il talento, né la visione. A volte c’è tutto: direzione, innovazione, un lavoro fatto bene.

Eppure qualcosa si rompe. Non per mancanza di valore, ma per assenza di struttura attorno a quel valore.

Chi lavora in proprio lo sa bene.

Hai investito testa, tempo e soldi in un progetto. Hai imparato, rischiato, lottato. Ma se nessuno lo sostiene quando serve davvero — né una rete, né un contesto solido — tutto può fermarsi, anche senza un errore.

Per questo vale la pena imparare da certe dinamiche, riconoscerle in anticipo, allenarsi a costruire qualcosa che duri.

Ecco i miei quattro suggerimenti:

1. Proteggi la tua visione, prima che serva farlo.

Non aspettare la crisi per cercare alleati. Costruisci relazioni, alleanze e sistemi di supporto fin da subito. Ogni progetto, anche il più promettente, ha bisogno di essere difeso quando chi lo porta avanti rallenta, cambia strada o sparisce.

Per chi lavora in proprio questo vuol dire: non fare tutto da solo. Prepara in anticipo collaborazioni affidabili, canali di comunicazione solidi, piccoli strumenti che possano “reggere” anche quando tu non ci sei al 100%.

2. L’innovazione è fragile senza fondamenta.

Avere una buona idea è solo l’inizio, ma serve una base solida: un modello sostenibile, strumenti chiari, processi replicabili.

Serve anche un contesto che ti permetta di crescere: clienti che capiscono il valore che offri, partner che non ti frenano, conti che reggono.

L’innovazione vera — non quella improvvisata — si nutre di continuità, non solo di slanci.

3. La leadership non si misura col controllo.

Essere alla guida non significa essere ovunque, sapere tutto, decidere tutto.

Significa creare uno spazio in cui le persone — collaboratori, clienti, partner — si sentano liberi di contribuire con le loro competenze.

Nel lavoro autonomo, questo vale doppio: il modo in cui coinvolgi gli altri fa la differenza tra una collaborazione che cresce e una che si logora.

Lasciare spazio non è debolezza, è fiducia. E la fiducia genera responsabilità.

4. Restare è una scelta forte.

Restare non significa accontentarsi. Significa decidere dove costruire, anche quando il contesto non è facile.

Restare nel proprio mestiere, nella propria città, nella propria idea — nonostante le tentazioni di mollare, di cambiare strada, di inseguire altro — è una forma di coerenza.

Non sempre è la scelta giusta. Ma quando lo è, può fare la differenza tra un progetto abbandonato e uno che lascia traccia.

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Il fisco dà, il fisco toglie. Come una semplificazione diventa un boomerang

L’abolizione della Certificazione Unica da rilasciare ai liberi professionisti in regime forfetario è sembrata in un primo tempo una reale semplificazione.

In molti addetti ai lavori abbiamo pensato di esserci tolti una scocciatura.

Il rovescio della medaglia si materializza con la dichiarazione dei redditi dei professionisti in regime forfetario.

L’abolizione della CU impone, ai soggetti che adottano tale regime, la contabilizzazione degli incassi, come coloro che adottano la contabilità semplificata o ordinaria.

Il reddito dei professionisti, forfetari o meno, è determinato dagli incassi ricevuti nell’anno e non delle fatture elettroniche emesse.

È un passo indietro per la semplificazione degli adempimenti fiscali dei forfetari, ma anche per la compilazione della dichiarazione precompilata.

Da quale banca dati l’Agenzia delle Entrate preleverà i dati degli incassi, non avendo più a disposizione le Certificazioni Uniche?

Ancora una volta, quindi, il fisco dà, il fisco toglie.

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